Cenni Storici

Diecimila anni fa, dopo lo scioglimento dei ghiacciai, le acque si ritirarono nel Mar Adriatico, generando la Foresta Planiziale, l'attuale Pianura Padana. Nel IV secolo a.C. , la parte occidentale della Foresta Planiziale, era abitata dai taurini e dai salassi, popolazioni di origine Celto-Ligure, che si espansero fino in Valle D'Aosta, dove s'incrociarono con i galli.
 
Il primo passaggio romano, nel territorio dei salassi, avvenne alla fine della seconda guerra punica, dopo la vittoria di Scipione l'Africano su Annibale (202 a.C.). Nel 143 a.C. , il console romano Appio Claudio Pulcro tentò di controllare la zona prealpina per contrastare le minacce dei galli, alleati con i cartaginesi, ma fu respinto dai salassi. Solo nell'anno 100 a.C., il senato romano ebbe il controllo sulla pianura della Dora Baltea e costruì la colonia romana denominata "Augusta Eporedia" (Ivrea). In quel tempo, tra il Pò e la Dora Riparia, abitavano i taurini che si espansero anche nella Val di Susa. Nel 58 a.C. , Giulio Cesare, di ritorno dalla Gallia, insediò un accampamento militare, un castrum, che dopo la morte di Cesare, il triumvirato dedusse una colonia detta "Julia Taurinorum". La definitiva fondazione di Torino avvenne per opera di Augusto, che intorno al 28 a.C. , dedusse una seconda colonia, con il nome di "Julia Augusta Taurinorun". La progressiva conquista della Gallia modificò l'importanza strategica dei valichi del Piccolo e del Gran San Bernardo, ponendo il problema del controllo della valle, abitata dai salassi che ostacolarono il passaggio dei soldati e dei mercanti. Dopo una serie di spedizioni militari e di trattati dall'incerto esito, nel 25 a.C. , Cesare Augusto inviò il futuro console Aulo Terenzio Varrone Murena a capo di un esercito consistente che sconfisse definitivamente i salassi. In breve tempo, all'incrocio delle vie del Grande e Piccolo San Bernardo ed alla confluenza dei fiumi Dora Baltea e Buthier, nacque "Augusta Praetoria Salassorum" (Aosta), costruita su modello dell'accampamento militare romano. Per cinque secoli, il Canavese fu un importante crocevia dell'Impero Romano.
 
Con l'affievolirsi della potenza romana, i borgognoni, gli ostrogoti ed i longobardi si impadronirono di Eporedia. Dopo il 568, i longobardi divisero il Piemonte in quattro ducati: Torino, Asti, Ivrea e S. Giulio d'Orta. Nel 773, Carlo Magno invase l'Italia attraverso la Valle di Susa e i franchi si imposero come ceto dominante, sovrapponendosi alle etnie locali e organizzando un ordinamento territoriale. La prima volta che ricorre il nome "Canavese", per definire un distretto, forse una curtis, risale al 874 d.C. , quando l'imperatore Ludovico II dona alla chiesa di Vercelli "curten canavesem cum castro quod dicitur Riparupta". Il termine Canavese deriverebbe da Can-Ava, cascina o fattoria sull'acqua. Alcuni documenti descrivono tale zona segnata dall'aprirsi delle valli Chiusella, Orco e Soana sino alle Vaude ed alle selve Fullicia e Gerulfa. Nel 888 d.C. , i franchi, dopo aver sconfitto i longobardi, costituiscono il Canavese in ducato. Nel 891, il feudatario Franco Anscario I, fratello di Guido conte di Spoleto, ottiene la marca d'Ivrea, che comprende il Canavese, Vercelli, Novara, Asti e Torino. Alla fine del IX secolo il Piemonte risultava governato dall'unica marca d'Ivrea, affidata alla famiglia degli Anscari, che deve adeguarsi alla contesa del potere tra franchi e sassoni. Nel 950, Berengario II, successore di Ugo di Provenza, viene riconosciuto re d'Italia dall'imperatore Ottone I di Sassonia e la marca d'Ivrea, nel 961, si articolò in quattro nuove marche:
  1. La marca "Anscarica" di Berengario II, che comprende Ivrea e Milano.
  2. La marca "Arduinica"  di Arduino il Glabro, che comprende Torino - Saluzzo - Imperia - Nizza.
  3. La marca "Aleramica" di Aleramo che comprende Vercelli - Casale M.to - Savona - Finale L.re.
  4. La marca "Obertenga" di Oberto conte di Luni, che comprende Parma - La Spezia - Genova.
Nel 989, la marca d'Ivrea  passa ad Arduino I, grande avversario dell'allora vescovo filo-imperiale Wermundo. Arduino I d'Ivrea contrasta gli Ottoni, si oppone alle immunità largamente concesse dagli imperatori a favore del potere temporale dei vescovi e tiene testa alla Chiesa. Nell'anno 1002, approfittando della morte di Ottone III, Arduino raccoglie intorno a sè vassalli e cittadini di nobiltà minore campagnola - "i secundi milites" - favorevoli alla sua politica e viene incoronato Re d'Italia, nella storica basilica di San Michele Maggiore, a Pavia. Arduino I sarà l'ultimo re italico, che rende Ivrea capitale del Regno d'Italia, prima dell'unione delle corone d'Italia e di Germania. Enrico II di Bavaria, successore dell'imperatore, scende in Italia per domare re Arduino, il quale respinge ogni attacco a Verona. Nel 1004, invece, Arduino viene sconfitto alle Chiuse della Valsugana e, tre anni dopo, si ritira nel Canavese, presso la rocca di Sperone, dove resiste all'assedio imperiale. Il regno del valoroso Arduino durerà fino al 1014, anno in cui iniziò a soffrire di forti amnesie, che lo costrinsero a ritirarsi definitivamente a San Benigno Canavese, nell'abbazia di Fruttuaria, costruita dal nipote Guglielmo da Volpiano, dove morirà il 14 ottobre 1014. Nel 1015, gli Anscari persero definitivamente la marca d'Ivrea ad opera di Olderico Manfredi II, signore della Marca di Torino e cugino di Arduino d'Ivrea. Nel 1051, il marchese di Torino e Susa, Olderico Manfredi II, diede in sposa sua figlia Adelaide a Oddone I, conte di Savoia e figlio di Umberto I Biancamano.  Secondo la regola longobarda, tutti i possedimenti ed i titoli delle figlie femmine, vengono ereditati dal genero. In quasi tutto il Piemonte, aumentò il potere dei vescovi e iniziarono a diventare potenti alcune nuove casate: i marchesi di Saluzzo e i conti di Savoia. Il Canavese diviene così territorio della marca di Torino e rimane sotto il controllo dei Savoia sino al 1946, per ottocentonovantacinque anni.
 
Submit to Facebook